Samedi 27 décembre 2008 6 27 /12 /Déc /2008 16:54

1

Guardo da una fessura
i figli che dormono ,te
mentre l'acqua alle labbra
ti porti inquieta ,sull'orlo
di qualche tua paura.
Guardo, ripenso agli anni
e le cose ammucchiate,gli studi
in cui non so se ho bruciato
più verità che finzioni.
Guardo ,mi chiedo che cosa
sanno i figli di me,se solo
attraverso le loro immagini
ho amato ciò che restava.
Chiedo a te come reggono
i tristi umori,le dure
parole,quanto lontano
mi vedono ,se il peso
reggerò del loro giudizio.

 

2

 

Viene ,mi dico ,mi tiene
già il tempo in cui cresce
tristemente l'intrico
dei rami parassiti,
l'ora in cui più si avverte
la fissità delle stelle,
l'inalterata calma
che affonda nei miti sguardi,
l'ozio che da lontano
consuma l'ansia,l'inganno
dell'ultimo negozio.

3

Talvolta, a una voce
che mi è parso chiamasse
me solo,accorro
presago di dolore,quasi
cedendo ai battiti,e nulla
più sento nè vedo,la terra
non ha fumi nè case,figure
vive,ma,sotto
un'oscura calotta,
agli occhi rimanda
cuspidi,laghi d'argilla,
spettri d'arbusti,polvere:
una landa la terra,tacito
rogo di ciò che avevo.
Nessuno,da nessun luogo,
poteva chiamarmi.

4

Tra i pieni e i vuoti
della memoria,gioca
la morte coi nomi scialbi
sui rami d' un albero
genealogico,dove
ognuno ha un minimo spazio.
Gioca con i presagi
sospesi al bianco dell'alba,
con la notte e le tenui
distanze tra i letti,
la morte che di fuochi
fatui recinge il mio spazio .

5

Meno d'un debole vento ,
di un 'orma nel turbine
implacato dei giorni
da cui fuggi,a cui torni
sgomento ,è una cellula d'ape
la poesia che muta
luogo,un lumicino
al sommo della strada
tante volte percorsa
e mai riconosciuta
da alcun simbolo o segno
sui muri che la stringono.
Ah, come il filo hai perso
nel labirinto,il semplice
segreto di accordare
il tuo moto al perché
dell'universo.

6

Chuidi la porta ,che me ne stia
in pace sul guanciale
col giallo, con le parole
crociate,col giornale
della sera e i misteri
d'ogni giorno,e non siano
le vostre voci a farmi
compagnia ,ma i salmi
senza fede,i calmi
cerchi che si richiudono
sulla pietra dei pensieri.

7

Giorni brevi come bolle
d'aria,odore d'inverno
nelle tue poche zolle,
nel repentino abbassarsi
di nubi che non lasciano
pertugio al dolore
in agguato.Di là
dall'ansia comune ,
ti accasci nell'ozio,
il tempo fermo
muti nelle piume
che migrano e tornano
a un luogo ermo,pigro
di mutamenti,ai giorni
brevi come bolle
d'aria,alle tue poche
zolle che l'ozio imbianca.

8

Scialle di malinconia
per le tue spalle che s'allontanano
verso la conca dei treni,
ai saettanti baleni
sprigionati dai fili
dell'alta tensione.Davanti
non vedo che deboli
banchi di nebbia,aloni
intorno ai globi,ai profili
dei pini.O scialle
di malinconia,scialle
che mi  soffoca dove
muore nel buio la stanca
linea delle tue spalle.


9

D'improvviso s'abbuia
la casa,si negano
gli stipiti,gli angoli
familiari,gli ogetti
alle dita protese.
Roteano i paralumi ,
le irraggiungibili
sponde dei letti .Il senso
ritrovo a tentoni
d'un infinito cercare
un centro che non c'è
in me ,nè fuori
di me , che impercettibilmente
mi sposta confondendo
da ogni lato la smorta
crosta delle pareti
.

10

Infrangi la quiete,
i chiodi rimuovi
dai loro fori,
scovi nascondigli
della mia sete,
e mi trascini fuori
dagli incubi,nel sole d'inverno,
già grande nella tua
piccolezza,già in un inferno
di cui t'allontana il buio .

11

L'angoscia di capire
i tuoi passi, le dita
che strappono un filo d'erba,
o l'angoscia di chiudersi
per non capire,per dire
basta alla vita .

12

Quando si fermeranno
le mani accartociate
come foglie riarse,
cenere volerà
dal vostro ricordo,
mani lontane
di vecchio nel suo cielo
di idee fisse,
di miserie inezie.

13

Dove corrono i piedi
leggeri dei miei figli
sull'arenile sinuoso,
infinito ,non posso
essere anch'io ,se non spezzato
dall'affanno,a premerne
le impronte fuggitive.

14

Posatasi d'incanto
dietro le dune,un'astronave
li rapirà nella gallasia
dei loro giochi.Passeranno
a volo sul mio guanciale
da un altro cielo,puntandomi
misteriosi fucili.
Solo un urto soave
mi parrà la ferita .

15

O rara levità
che agli albori sul mare
disperde il sonno,e già
leva il bimbo la testa
dal lettino,si gonfia
il latte sulla fiamma,
penetra il primo verde.


16

Le sempre ultime notizie
non hanno mai fine
come il fumo,il segreto
pensare,la pillola
disciola in acqua:singulti
estranei o terribili,
appena udibili da uno spazio
abbrunato che stringe
l'angolo dove ognuno
nasconde se stesso.


17

Se,per turbati segni,
vacilla una lampada,tremano
gli infissi,fuggono via
i gattini impazziti
dall'ozio dei muretti,
non grido aiuto, è una favola
anche la fine, per i figli
che la credono vera,
una favola l'ultimo
filo di luce,l'uomo
travolto che s'avviluppa
con i figli alla terra,
e cade ,cadono insieme
in un sonno di reliquie.


















Par Enzo Mazza - Publié dans : OTIA
Ecrire un commentaire - Voir les 0 commentaires
Mardi 11 novembre 2008 2 11 /11 /Nov /2008 18:47

     Professeur d'Italien dans le secondaire , j'ai fait la connaissance d'Enzo Mazza il y a dix ans . J'ai loué une partie de sa maison à Chiusi pour les vacances de Pâques . Nous avons beaucoup parlé et  j'ai découvert à cette occasion sa poésie qui m'a beaucoup impressionné . Je lui ai promis que j'essaierais de le faire connaître en France et peut-être de le faire traduire et publier .

  J'ai pensé que le blog pouvait être une solution dans un premier temps . Je vous envoie ces textes . C'est un choix personnel que j'ai opéré dans un recueil intitulé Uno di questi giorni , poesie scelte ( 1954-1994 ) édité à compte d'auteur à la maison d'édition Biblioteca Cominiana .

Enzo Mazza ,âgé aujoud'hui de 84 ans était Professeur de Lettres Classiques en Italie à Sienne , Cortona, Rome . Il a connu par exemple Sciascia , Ungaretti et de nombreux poètes et écrivains des années 50, 60, 70 . Il était un ami personnel de Mario Luzi , on voit qu'il  y a des références .

Il a écrit aussi de la prose qui n'est pas publiée  et que je n'ai pu lire . Il a écrit aussi un journal non publié .

J'aimerais avoir votre avis sur ces poèmes . On peut mettre un commentaire sur chaque poème ou bien sur l'ensemble. Merci.  

                                                   Michel Prunier .



Par Michel Prunier - Publié dans : Avertissement
Ecrire un commentaire - Voir les 0 commentaires
Samedi 8 novembre 2008 6 08 /11 /Nov /2008 18:54

1

Se entri
nella tenue foschia della coscienza
e,tra specchi e dirupi, filo d'erba
resisti
ogni apparenza annientando ,
guardo a un lume remoto sconfinando
da una cella di libri senza miele,
a tentoni ritrovo sullo stipite
i rari segni della mia crescenza
e un nome inciso con segreto amore.

2

Alberi, alberi che fuggono alle spalle
ma l'uniformità del quadro annulla
il senso dell'andare, non diverso
dalla vita che sta,pur consumandosi
in un perenne movimento, in uno
slancio più forte dell'aridità.
Siena, forse la fradicia stazione
primaverileda cui l'uomo parte
per le stasi future intervallate
da faticossi guadi, da altre immagini
pericolanti della città fantasma.
E già vedo al di là d'ogni cristallo .
Tutti saranno già da tempo morti,
mio figlio solo un albero gigante
alla cui ombra non avrò ricetto,
e subito, sul ciglio del finire,
un ponticello instabile, gettato
non so da chi,nè su che vuoto , dove
il piede rattrappito tenterà
il suo ultimo gioco d'equilibrio
in un paesaggio rovesciato, assurdo,
privo di punti di riferimento,
dappertutto illusori precipizi
per immobili ombre e simulacri.

3

Una zuffa monotona di mosche
su un residuo di zucchero, e poi nulla
se non strappi a ritroso di pensieri
dentro un'infinità d'inceri eventi,
analogie tra impurità, fittizi
disegni e i rimasugli
di cibo, gli stecchini di traverso
sulle macchie violacee :
se non la nausea soffocata , siena
profilata nel cielo, il viaggio ancora
da compiere, segmento
senza cartelli indicatori, al centro
d'un luogo prenatale o d'oltretomba.

4

Tornando,divagando per non cedere
al mutuo fuoco semispento, per
lasciare le penombre come un altro
scorcio di vita le lasciò, ti guardo
controluce, trattengo
il mio fischio di merlo incorrisposto,
gentile un tempo, tetro
adesso, intento a mordere tabacco
seminascosto da un'estranea spalla.

5

Se a una più lunga fissità di sguardo
non appare immobile il mattino
ma lievissimamente fluttuante,
quasi ogni forma , ogni figura e cosa
con incerti contorni trasparisse
di là da un invisibile cristallo ,
perdo d'un tratto il numero dei giorni,
nè il discorde brusio mi tocca, il suono
delle trombe levatesi alla torre,
la frenesia dei drappi e dei tamburi
nella congliglia reclinata. Agli occchi
più deboli è rifugio un cono d'ombra,
e m'interrogo intanto sul finito
e l'infinito, sull'oscurità
della vita ogni volta uno s'illude
di riafferrare i propri lineamenti
corruttibili, anello dentro un anello,
i punti di trapasso, i nodi , il senso
di sè nel gorgo che si ricompone.

6

Nello spazio sbiancato
passano come passavano
le minuscole ombre,
spendono e si oscurano le vetrate,
le stesse che incredibili apparivano
ai degenti poi morti.
Pendii strapiombi mura tortuose
roteano come in un turbine d'inferno
nell'interiore sinistra quiete,
vortica sbilaciandosi anche il tufo
con epigrafi e lastre intorno a un viso
riconosciuto e subito perduto.

7

In un raggio allo sguardo insostenibile,
piccolo essere perfetto,
fuggi alla torre ,al'argeto delle trombe,
cresci nella profondità
argenteo e misterioso come un pesce
mai visto,t'inoltri
nei vicoli , e già le prime
trame dialettiche, vertiginosa scala,
la mente inerpica quasi niconsapevole,
l'uomo nascosto ride a priori , occhieggia
dallo scheletro in miniatura,
fa ridere anche chi ha perduto il riso.


8

Di cava in cava,macchia dopo macchia ,
viottoli che sprofondano e risalgono
verso casali abbandonati ,
vagamente ricordano altre vie,
risuscitano in me spenti pensieri.
Come corrispondenze o anelli che uno 
nell'altro entrano e taciti si saldano,
età in età infelice per occulto 
disegno. Andare è riscoprire un filo 
tra nodi inestricabili smarrito. 

9

O tu che dormi là
riconosci il viandante che si siede
e resta assorto
quanto si protrae l'ombra del cipresso
da te vivo a te morto
nel pensiero di come un solo gesto
scolorì la tua brace
nel quanto di mistero è in questo soffio
d'anima che ricevo in un bagliore
dalla morta miniera di me stesso.
Riconosci l'imbelle l'indeciso
l'incredulo il superbo il latitante
con i segni che porto
del tempo che trafuga adegua leviga
e mi fa pietra accanto alla tua pietra.







Par Enzo Mazza - Publié dans : Quadernetto senese
Ecrire un commentaire - Voir les 2 commentaires
Mardi 4 novembre 2008 2 04 /11 /Nov /2008 11:41

1

Redivivo , dicevi
guardandomi con ironia
( ma era stata di  breve
durata la tua malattia).
Poi lettere, disegni ,
casta pornografia:
tangibili segni
d'un amicizia tua e mia .
E d'improvviso, in estate ,
dopo un incontro a San Marco,
ti uccidi :secche palate
di terra colmano il varco
possibile tra noi. Non piango
che dentro me stesso.Lucido
mi metto a pensare, rimango
sol in casa , e tu cuci
brandelli di passato ,
non spieghi nulla , non sforzi
la porta chiusa : il tuo fiato
mi penetra,smorza
la mia resistenza alla vita .
Così il tuo sorriso inerte
diviene il mio , le tue dita
mi spingono nel deserto.

2

Dai colpi del tuo bastone 
di malato
mi accade di sentirti alle spalle ,
o dalla fredda impressione d'un sorriso
che mascherà un giudizio senza appello .
Afferrandomi incespichi , mi trascini
con te nella fanghiglia
del suburbio
demolito da ordigni e da picconi,
culla di tante povere speranze.
Ma che luce trapela dalle piccole
friggitorie, dai logori biliardi
ricordo d'un diverso tempo umano,
che luce ti rischiara il passo cieco?
E perché torni a un giardino di delizie
sepolto tra rovine e atrocità
d'un ieri che ha divelto tutto, ancora
tanto vicino da dolere dentro?
Non so ripercorrere gli ultimi trent'anni
senza un impeto di ribellione
contro le scaltre fiabe dei maestri
e ciò che è dietro le nitide apparenze.
Nè tu m'aiuti a credere più giusto
rifiutarsi di uccidere che uccidere ,
e da me devo torcere il dolore
ed asciugarlo come un duro panno.

3

Gli ultimi anni di quella ferma luce
che chiude in sè la giovinezza , quando
al viaggiatore di fortuna un cesto
di ortaggi rovesciato era sgabello,
non rivivono senza che il tuo puro
sguardo se ne compenetri e ne splenda.
Più mi concentro su quegli anni  e tocco
l'irrealtà della luce sui contorni
di quel paesaggio , meno le parole
trovano in uno svincolo terrestre
l'esatto incastro, meno spazio  abbraccio 
scendendo i medesimi gradini.
 

Par Enzo Mazza - Publié dans : Uno di questi giorni
Ecrire un commentaire - Voir les 0 commentaires
Mardi 4 novembre 2008 2 04 /11 /Nov /2008 11:33

Sgorbio di natura,cane
uomo di Bulgakov, triste
pitocco saltellante, creta
modellata secondo
un disegno sinistro ,
il tuo verso condito
in folli versi è lo stesso
brulichio d'ossa d'un mondo
che spegne in un guaito
di cane il tuo io cangiante
di uomo, poeta moribondo .
Par Enzo Mazza - Publié dans : Epilogo
Ecrire un commentaire - Voir les 0 commentaires

Présentation

Créer un Blog

Recherche

Calendrier

Février 2012
L M M J V S D
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
<< < > >>
Créer un blog gratuit sur over-blog.com - Contact - C.G.U. - Rémunération en droits d'auteur - Signaler un abus