Porto negli occhi tutto ciò che hai visto
e nelle piccole mani qualche fiore.
Reciderne ti vedo l'estremità dei gambi,
immergerli nell'acqua.
Sai che se l'ago del dolore
ha tratto ieri una gugliata,
oggi un diverso trasalire
dentro di noi muta i pensieri, coglie
l'attimo in cui convergono le forze
e la tristezza e l'allegria si elidono.
2
I sogni di Cortona
avevano ali ignote
da quell'alta finestra ,
sulla croce di luci
fin quasi al Trasimeno.
Scaricavano gli autobus
acri ascelle e capre,
fagotti e borse
con la gallina acquattata.
Ma da Tuoro,ove Annibale
scavò cunicoli
per bruciarvi i guerrieri morti,
arrivano anche filosofi
pallidi ironici
con le loro allusioni metafisiche.
3
Il gridìo degli stormi sulla cupola
a un tratto taceva,ed era allora
la goccia d'acqua,il cadere della cenere
o il suono che eccheggiava
dal cancelletto negli assorti timpani
a scuotermi . Spiavo
l'ombra mossa dei panni
dal sovrastante terrazzo suula ghiaia.
Mordevo in me col rimorso
di chi ha risparmiato
lacrime a chi più amava.
4
Di su , di giù volavano gli uccelli
nella fornace del cielo francescano.
La tua lontanza
dai miei ragionamenti
era ogni volta scatto a uno stupore che mutavo in poesia.
Così mi appogiavo
alla tua spalla docile,fingevo
di là da venire
il giudizio di sé sopra se stesso.
5
Quando non ti vedrò più sullo sfondo
di oscuri stemmi ,di tegole coi gatti ,
profilati su bocche di abbaini,
o contro il cielo , contro la corteccia
oltre le umide pergole delle osterie,
oltre i campi i filari le colline
e l'acqua verde che non mormora più:
saprò allora vedere
solo in te , nei tuoi occhi?
6
Cortona , come rubi
l'accento disperato
al gobbo che la notte esita prima
di affacciarsi alla piazza
e percorrerla a salti,disegnando
l'ombra grottesca sulle pietre.
Le uniche luci filtranodal basso
di due saracinesche,e ancora vibra
l'antenna che ha trasmesso
una favola a queste anime morte.
7
Parlottano i filosofi
sotto il loggiato nel vicolo a strapiombo
dove scolano le acque e il legno umido
da una bottega odora .
Dimessi,con le dita
gialle di fumo,librano
il pallone ontologico sui tetti
di palazzo Casali. adagio adagio
speculano,distinguono,
precipitano al peso
della zavorra ,rincasano delusi.
8
Dai coccuzzoli , il vento
scende coi barattoli calciati dai fanciulli,
forza le brecce e arruffa
i preti neri , i neri scialli
delle donne col cesto
dei funghi primaticci. Una catena
d'alberi brulli,un turbine al passagio
della corriera con gli stessi visi
che soffiano sui vetri ,e il tonfo
del sacco della posta ,
forse con una lettera per me.
9
Il tacco suscita un suono così netto
che una tenda si scosta ,esce qualcuno
dal cerchio scialbo del lume
a quello della luna
e spia un'ombra che scivola,due ombre
confuse in una, altre ombre
sui gradini a fumare
fantasticando.
Battono i quarti sopra
la farmacia sprangata
delle dita allaciate
cigolano i semafori agli sbocchi
di Rugapiana,e noi
formiamo la catena concentrandoci
nel gioco spiritico che allunga
l'ombra delle dita allacciate
sulla tovaglia bianca.
10
Un tuo abito in terra,una voluta
di calza,mentre penetra il pulviscolo
nella stanza assiepata
di cose confuse nel calore.
Sollevi allo specchio
una palpebra,elimini
segni impuri dal viso .
Rimetti in ordine andando qua e là scalza.
Addio, e sfioro l'orlo del bicchiere.
Siamo più tristi insieme che divisi.