Mardi 4 novembre 2008 2 04 /11 /Nov /2008 11:30


Di gruppo in gruppo , il vostro piede
lascerà un 'orma?
Ad ogni costo e in ogni forma,
vorreste percorrere il tempo
che inesorabilmente vi precede .
Par Enzo Mazza - Publié dans : A certi poeti
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Mardi 4 novembre 2008 2 04 /11 /Nov /2008 11:23

Tu non sai cosa vale
un corno appartenuto a Montale,
per esempio l'infilascarpe
dimenticato al Danieli.
Ma, se da qualche parte
quel corno saltasse fuori ,
che gioia sottile nel riporlo
sullo scaffale dei cimeli ,
nel mostrarlo ai patiti di Montale ....
Par Enzo Mazza - Publié dans : Il Corno
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Mardi 4 novembre 2008 2 04 /11 /Nov /2008 11:17

Parlo della poesia.
Ci vuole un tempo di accumulazione
talvolta lungo prima
che si formi un gomitolo intorno
o una semplice immagine
o una parola-chiave.
E poi bisogna attendere
il momento giusto.
L'attesa può essere breve 
o durare mesi, anni.
Questo spiega perché
non può esistere 
un poeta professionale.
 


Par Enzo Mazza - Publié dans : Da Montale
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Mardi 4 novembre 2008 2 04 /11 /Nov /2008 11:07

Il tuo vergine verso
che sul nulla s'impenna ,
con cui detergi
la povertà, le stranezze
del caso ,il tuo granello
d'incubi, di ossessioni
vaganti per luoghi
malfamati :come potè
celarsi tra fruscianti
panni, tra ruvide
tele di marinai ,
riscattarsi in un calco
di adolescente , Penna,
le movenze involarne
con la rapacità del falco
risucchiato nel cielo?

Nessuno cielo ora accenna
a volerti , ora che muori
nel solitario disordine
dei ricordi,e il tuo amore
si aggrappa candido
alle chiuse finestre ,
ti perseguita , indugia
immateriale,grande
tra gli scaffali , Penna,
che non reggono peso
di libri, ma incontri
notturni, il cuore offeso
della poesia in un tratto
di strada cieca , senza
lanterna, l'intatto
fiuto del vecchio segugio
sensibile come un'antenna .

Par Enzo Mazza - Publié dans : Penna
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Vendredi 24 octobre 2008 5 24 /10 /Oct /2008 18:58

                                                                                                       Libero d'una libertà che mi ha massacrato.
                                                                                                        Osservo me stesso massacrato col sereno
                                                                                                       coraggio d'uno scienzato.
                                                                                                                                   ( da Poesia in forma di rosa )   

1

Di tante , la tua vita
terribile blasfema ,
non so dov'è finita,
se nell'incerto tema

d'un ragazzo di scuola ,
se nel fango, nell'etere
o in più feroce aiuola.
Non vederti competere

nell'aringo rimaso,
questo era il chiodo fisso,
la mosca al loro naso.
E il cuore scisso,

schiacciare hanno voluto
la tua testa di mostro
fino a renderti muto.
Se no eri cagliostro,

eri peggio :una sorta
d'incandescente lava
su una  terra già morta
Così ,la gente ignava

che colpa non si addossa,
presa da furor sacro,
ti ha frantumato l'ossa
gioendo al tuo massacro.

2

Nessuna forza strappa un uomo alla sua morte.
Scavata nei tuoi anni,
tra rifiuti sabbiosi
e miseri capanni,eri la verità
la tua forza profetica.
Molti,anche adesso , si aggrappano
alle porte che hai scardinato,
per molti è stata una festa
la fine del tuo peccato.

3

Sento acri ironie,barzellette
da bocche miserabili. La gabbia
dell'odio è forte più della poesia.
Non ripara la morte l'abiezione
d'un poeta (se mai fosse
sostenibile l'espressione
poeta abietto):
giudizio cristiano che non lava
nessuna rabbia.

4

Postume dilagano
le tue virtù, s'incrociano
voci d'angoscia, le grida
di tua madre nel falso
verde delle terrazze
all'alito del mare.
Vivo,non avevi penne
che tra i poeti,eri una piaga
aperta, uno scandalo perenne.

5


Era una marea campo de' fiori,
sbigottita marea
in cui sfociava un fiume
di terzine,la tua febbre
strofica,ritmica,angelica
lebbra d'un uomo inviso,
ansia funeraria d'un gemito
dentro le infamie,teorema
inesplicabile come un viso
divino.Ma alla cupa
fine di quel giorno, vi furono
-o così parve-potenti
idranti che purificarono
le vie tortuose,gli slarghi
per cui eri passato:getti
d'acqua potenti per cancellarti
dalla memoria della gente accorsa
alla tua raggelata vitalità,
alla sfida d'una poesia inanellata 
con la morte contro la cecità. 





 

                                                                            

Par Enzo Mazza - Publié dans : Pasolini
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