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1
Guardo da una fessura
i figli che dormono ,te
mentre l'acqua alle labbra
ti porti inquieta ,sull'orlo
di qualche tua paura.
Guardo, ripenso agli anni
e le cose ammucchiate,gli studi
in cui non so se ho bruciato
più verità che finzioni.
Guardo ,mi chiedo che cosa
sanno i figli di me,se solo
attraverso le loro immagini
ho amato ciò che restava.
Chiedo a te come reggono
i tristi umori,le dure
parole,quanto lontano
mi vedono ,se il peso
reggerò del loro giudizio.
2
Viene ,mi dico ,mi tiene
già il tempo in cui cresce
tristemente l'intrico
dei rami parassiti,
l'ora in cui più si avverte
la fissità delle stelle,
l'inalterata calma
che affonda nei miti sguardi,
l'ozio che da lontano
consuma l'ansia,l'inganno
dell'ultimo negozio.
3
Talvolta, a una voce
che mi è parso chiamasse
me solo,accorro
presago di dolore,quasi
cedendo ai battiti,e nulla
più sento nè vedo,la terra
non ha fumi nè case,figure
vive,ma,sotto
un'oscura calotta,
agli occhi rimanda
cuspidi,laghi d'argilla,
spettri d'arbusti,polvere:
una landa la terra,tacito
rogo di ciò che avevo.
Nessuno,da nessun luogo,
poteva chiamarmi.
4
Tra i pieni e i vuoti
della memoria,gioca
la morte coi nomi scialbi
sui rami d' un albero
genealogico,dove
ognuno ha un minimo spazio.
Gioca con i presagi
sospesi al bianco dell'alba,
con la notte e le tenui
distanze tra i letti,
la morte che di fuochi
fatui recinge il mio spazio .
5
Meno d'un debole vento ,
di un 'orma nel turbine
implacato dei giorni
da cui fuggi,a cui torni
sgomento ,è una cellula d'ape
la poesia che muta
luogo,un lumicino
al sommo della strada
tante volte percorsa
e mai riconosciuta
da alcun simbolo o segno
sui muri che la stringono.
Ah, come il filo hai perso
nel labirinto,il semplice
segreto di accordare
il tuo moto al perché
dell'universo.
6
Chuidi la porta ,che me ne stia
in pace sul guanciale
col giallo, con le parole
crociate,col giornale
della sera e i misteri
d'ogni giorno,e non siano
le vostre voci a farmi
compagnia ,ma i salmi
senza fede,i calmi
cerchi che si richiudono
sulla pietra dei pensieri.
7
Giorni brevi come bolle
d'aria,odore d'inverno
nelle tue poche zolle,
nel repentino abbassarsi
di nubi che non lasciano
pertugio al dolore
in agguato.Di là
dall'ansia comune ,
ti accasci nell'ozio,
il tempo fermo
muti nelle piume
che migrano e tornano
a un luogo ermo,pigro
di mutamenti,ai giorni
brevi come bolle
d'aria,alle tue poche
zolle che l'ozio imbianca.
8
Scialle di malinconia
per le tue spalle che s'allontanano
verso la conca dei treni,
ai saettanti baleni
sprigionati dai fili
dell'alta tensione.Davanti
non vedo che deboli
banchi di nebbia,aloni
intorno ai globi,ai profili
dei pini.O scialle
di malinconia,scialle
che mi soffoca dove
muore nel buio la stanca
linea delle tue spalle.
9
D'improvviso s'abbuia
la casa,si negano
gli stipiti,gli angoli
familiari,gli ogetti
alle dita protese.
Roteano i paralumi ,
le irraggiungibili
sponde dei letti .Il senso
ritrovo a tentoni
d'un infinito cercare
un centro che non c'è
in me ,nè fuori
di me , che impercettibilmente
mi sposta confondendo
da ogni lato la smorta
crosta delle pareti
.
10
Infrangi la quiete,
i chiodi rimuovi
dai loro fori,
scovi nascondigli
della mia sete,
e mi trascini fuori
dagli incubi,nel sole d'inverno,
già grande nella tua
piccolezza,già in un inferno
di cui t'allontana il buio .
11
L'angoscia di capire
i tuoi passi, le dita
che strappono un filo d'erba,
o l'angoscia di chiudersi
per non capire,per dire
basta alla vita .
12
Quando si fermeranno
le mani accartociate
come foglie riarse,
cenere volerà
dal vostro ricordo,
mani lontane
di vecchio nel suo cielo
di idee fisse,
di miserie inezie.
13
Dove corrono i piedi
leggeri dei miei figli
sull'arenile sinuoso,
infinito ,non posso
essere anch'io ,se non spezzato
dall'affanno,a premerne
le impronte fuggitive.
14
Posatasi d'incanto
dietro le dune,un'astronave
li rapirà nella gallasia
dei loro giochi.Passeranno
a volo sul mio guanciale
da un altro cielo,puntandomi
misteriosi fucili.
Solo un urto soave
mi parrà la ferita .
15
O rara levità
che agli albori sul mare
disperde il sonno,e già
leva il bimbo la testa
dal lettino,si gonfia
il latte sulla fiamma,
penetra il primo verde.
16
Le sempre ultime notizie
non hanno mai fine
come il fumo,il segreto
pensare,la pillola
disciola in acqua:singulti
estranei o terribili,
appena udibili da uno spazio
abbrunato che stringe
l'angolo dove ognuno
nasconde se stesso.
17
Se,per turbati segni,
vacilla una lampada,tremano
gli infissi,fuggono via
i gattini impazziti
dall'ozio dei muretti,
non grido aiuto, è una favola
anche la fine, per i figli
che la credono vera,
una favola l'ultimo
filo di luce,l'uomo
travolto che s'avviluppa
con i figli alla terra,
e cade ,cadono insieme
in un sonno di reliquie.
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